Roma oltre il centro: il patrimonio stratificato del VII Municipio
Un territorio tra città antica e Roma contemporanea
di Rosamaria Villani
Il VII Municipio è un territorio di soglia tra la città storica e il suburbio antico, attraversato dagli assi dell’Appia e della Tuscolana che collegano idealmente la città contemporanea con la campagna romana. Presenta una fisionomia culturale costruita per stratificazioni più che per concentrazione monumentale e la sua specificità non risiede in un unico polo attrattivo, ma nella diffusione di beni culturali di diversa tipologia, storia ed epoca.
Il vasto territorio si caratterizza per in quartieri che si sono sviluppati lungo gli assi viari. Il primo ambito territoriale che vogliamo osservare è quello dell’Appio Latino, un tessuto liminale dove il rapporto con il centro storico è segnato dalle Mura Aureliane, costruite tra il 271 e il 275 d.C. e potenziate in età onoriana tra il 401 e il 403. Le mura trovano un importante diaframma rinascimentale in Porta San Giovanni, edificata per volere di papa Gregorio XIII nel 1574.
Va considerata, come area contestuale e limitrofa, anche la zona di San Giovanni in Laterano, esterna al perimetro del VII Municipio ma strettamente connessa alla lettura storica di questo settore urbano. Il complesso lateranense, sorto in età costantiniana a partire dal IV secolo e più volte trasformato nei secoli, rappresenta uno dei principali poli religiosi e istituzionali della Roma cristiana. Il complesso comprende il Battistero lateranense, di origine costantiniana e rinnovato nel V secolo, il Palazzo Lateranense, la Scala Santa e il Sancta Sanctorum. La basilica di San Giovanni in Laterano, cattedrale di Roma, con le trasformazioni medievali, deve il suo aspetto attuale agli interventi di Francesco Borromini nel Seicento e la facciata di Alessandro Galilei, conclusa nel 1735. E’ un’area monumentale che dialoga direttamente con il sistema delle mura, con la porta e con l’asse di via Appia Nuova.
Il tratto compreso tra Porta Latina e Porta San Sebastiano costituisce uno dei passaggi più leggibili tra città murata e suburbio meridionale. Porta San Sebastiano, in origine Porta Appia, ospita oggi il Museo delle Mura, di pertinenza comunale, che permette di ricostruire la storia delle fortificazioni romane e di leggere il sistema murario come uno dei principali dispositivi di interpretazione della crescita urbana di Roma.
Porta San Giovanni (1574), sulla destra Porta Asinara (IV secolo) sulle Mura Aureliane.
Porta San Sebastiano, in origine Porta Appia, (275 d.C. ca.) ospita oggi il Museo delle Mura.
Lungo il tratto di via delle Mura Latine si trova il Parco degli Scipioni, nel quale sono conservati il Sepolcro degli Scipioni, complesso funerario di età repubblicana avviato nel III secolo a.C., e, poco distante, il Colombario di Pomponio Hylas, databile al I secolo d.C. e attualmente chiuso al pubblico, come lo stesso Sepolcro degli Scipioni.
Il periodo medievale-rinascimentale dell’Appio Latino è rappresentato dalla chiesa di San Giovanni a Porta Latina, di probabile fondazione nel V secolo, ricostruita alla fine dell’VIII secolo e restaurata nel 1191. Nelle vicinanze si trova l’oratorio di San Giovanni in Oleo, edificato all’inizio del XVI secolo, probabilmente su un antico mausoleo. Il progetto è attribuito a Bramante, ad Antonio da Sangallo il Giovane o a Baldassarre Peruzzi, mentre la rielaborazione del 1658 è dovuta a Francesco Borromini; all’interno si conservano affreschi coevi. La Casina del Cardinal Bessarione, la cui configurazione attuale risale al XV secolo su preesistenze romane e medievali, costituisce un raro esempio di villa rinascimentale extraurbana.
Il secondo asse dell’Appio Latino è la via Latina, percorso di origine preromana, strutturato in età romana tra IV e III secolo a.C. Il Parco archeologico delle Tombe della Via Latina conserva un tratto di basolato antico, edifici funerari e testimonianze del suburbio romano tra età imperiale e tardoantica. A questo contesto si collega l’Ipogeo di
via Dino Compagni, databile al IV secolo d.C., chiuso al pubblico ma di grande rilievo per la complessità degli ambienti e per la decorazione pittorica. Le competenze di tutela fanno riferimento al Ministero della Cultura e, per l’ipogeo, alla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.
Un altro ambito è costituito dalla Valle della Caffarella, grande paesaggio storico-naturalistico dell’Appio Latino. Non è soltanto un parco urbano, ma un frammento di campagna romana conservato dentro la città, attraversato dal fiume Almone e segnato da casali, cisterne, torri e resti archeologici. Vi si trovano, tra l’altro, il Ninfeo di Egeria, riferibile al II secolo d.C., il Casale della Vaccareccia, con fasi medievali e moderne, e il cosiddetto Colombario Costantiniano. Nell’area va ricordata anche Sant’Urbano alla Caffarella, tempio romano del II secolo d.C. trasformato in chiesa in età altomedievale, con affreschi dell’XI secolo. La pertinenza prevalente è della Regione Lazio, attraverso l’Ente Parco Regionale dell’Appia Antica, con tutela archeologica statale sui singoli beni.
In continuità con la Caffarella si colloca la fascia di via Appia Pignatelli, raccordo tra via Appia Nuova, via Appia Antica e campagna storica. Qui il patrimonio assume un carattere archeologico e paesaggistico. In questo quadro si inserisce Villa Grandi Franchetti, già Massenzia, attualmente chiusa al pubblico. Poco oltre, pur ricadendo amministrativamente nel Municipio VIII, il Mausoleo di Cecilia Metella, databile alla fine del I secolo a.C., resta un riferimento essenziale per comprendere la continuità storica con il sistema monumentale dell’Appia Antica.
Sant’Urbano alla Caffarella, tempio romano del II secolo d.C. trasformato in chiesa in età altomedievale, con affreschi dell’XI secolo.
Sant’Urbano alla Caffarella, cripta, Madonna con il Bambino fra i SS. Urbano e Giovanni.
Mausoleo
Sant’Urbano alla Caffarella, interno. Nel 1643 vi fu un intervento di restauro per volere di papa Urbano VIII Barberini. Affreschi restaurati in epoca urbaniana.
Procedendo verso l’Appio Tuscolano e l’Appio Claudio, il paesaggio culturale è dominato dal sistema degli acquedotti. Il Parco degli Acquedotti conserva i resti degli acquedotti Marcio (144 a.C.), Tepula (125 a.C.), Iulia (33 a.C.), Claudio e Anio Novus, realizzati tra il 38 e il 52 d.C., ai quali si aggiunge l’Acquedotto Felice, costruito tra il 1585 e il 1587. Nella stessa area, al V miglio della Via Appia Antica, la Villa dei Quintili, costruita nel II secolo d.C. e confiscata da Commodo nel 182 d.C., rappresenta uno dei maggiori complessi residenziali suburbani dell’età imperiale. La vicina Santa Maria Nova testimonia il riuso medievale e moderno del luogo. La Villa di Sette Bassi, anch’essa del II secolo d.C. e trasformata fino alla tarda antichità, conferma il ruolo dell’area Appia-Tuscolana come zona di grandi proprietà residenziali e produttive.
A questa lettura contribuisce l’Antiquarium di Lucrezia Romana, istituito nel 2015, nel quale sono esposti i reperti emersi dalle indagini archeologiche svolte negli ultimi trent’anni nel settore del suburbio sud-orientale di Roma.
Tra Tuscolano, Quadraro e Mandrione emergono altri nuclei significativi. Il Parco e la Torre del Fiscale riuniscono acquedotti antichi, Acquedotto Felice, casali e una torre medievale databile tra XII e XIII secolo, con successive stratificazioni agricole e novecentesche. Porta Furba, l’Acquedotto Felice e via del Mandrione mostrano il rapporto tra infrastrutture storiche, marginalità urbana e trasformazioni del secondo dopoguerra. Nel tessuto urbano del Quadraro e del Tuscolano affiorano inoltre beni archeologici che documentano la persistenza del suburbio sotto la città moderna.
Il Mausoleo di Monte del Grano, del II secolo d.C., nel parco di piazza dei Tribuni, è uno dei monumenti sepolcrali più rilevanti dell’archeologia romana, oltre che di grande fascino nonostante le spoliazioni e i riusi di cui è stato oggetto nei secoli. Attualmente è chiuso al pubblico.
Mausoleo di Monte del Grano, corridoio d’accesso
Mausoleo di Monte del Grano del II secolo d.C., nel parco Parco XVII Aprile 1944 di piazza dei Tribuni al Quadraro; interno
Targa commemorativa dei caduti del partito di Azione durante la Resistenza sulle mura Aureliane in viale Castrenze
Il Novecento costituisce un ulteriore livello di lettura del Municipio. Gli studi di Cinecittà rappresentano uno dei più importanti complessi di architettura industriale e razionalista in Italia. Progettati dall’architetto Gino Peressutti e inaugurati il 28 aprile 1937, gli stabilimenti fondono la funzionalità tecnica con l’estetica del regime fascista.
La Cartiera Latina, attiva tra XIX e XX secolo e dismessa nel 1986, è dal 1998 sede dell’Ente Parco Regionale dell’Appia Antica e centro di servizi e accoglienza. Il suo recupero evidenzia il tema del patrimonio produttivo e mostra come anche gli edifici industriali possano diventare strumenti di conoscenza, presidio territoriale e valorizzazione culturale.
Le ville storiche comunali completano il quadro: Villa Lazzaroni, trasformata alla fine del XIX secolo da insediamento agricolo e produttivo in residenza padronale; Villa Lais, residenza suburbana tra XIX e XX secolo; e Villa Fiorelli, già Vigna Costantini, divenuta parco pubblico nel 1931.
Nel complesso, questa analisi, pur parziale e necessariamente sintetica, mostra come il VII Municipio rifletta la natura plurale e complessa del patrimonio culturale di Roma. La sfida non è soltanto conservarlo, ma inserirlo in un sistema territoriale integrato, capace di renderlo accessibile, riconoscibile e parte attiva della vita urbana.
Studi di Cinecittà, 1937,