Il Fosso dell'Acqua Mariana storia di un corso d'acqua nel 7° Municipio ed oltre

«Ma dove diavolo va...?»

«Ma dove diavolo va 'sto fiumiciattolo...? Qui siamo nel bacino dell'Aniene. Non può andarsene verso il Tevere...!». Alla vista della Marrana (o meglio, in romano: "marana") quel pensiero mi attraversò immediatamente la testa, risvegliando il geologo che sonnecchiava in me. Avevo appena finito un giro per Gregna Sant'Andrea, per vedere alcuni spazi verdi ed il Parco Ludico ed avevo deciso di andare a vedere la marrana che l'amica Catia D'A. mi aveva indicato come quella che in occasione di piogge particolarmente forti produceva un pantano ed allagamenti in via Lucrezia Romana e nei campi intorno, grosso modo all'altezza del punto in cui la marana iniziava il percorso sotterraneo.

Figura 1: L’argine della Acqua Mariana a metà strada dal Casale di Gregna. L’argine appare fortemente vegetato: canne principalmente, alcuni arbusti ed un folto manto erboso

Al momento non ci avevo fatto caso, ma ora, vedendo il fiumiciattolo da via Paolo Orsi e da via del Casale di Gregna, mi sembrava di cogliere tutte le ”stranezze” di quel corso d’acqua: per prima cosa scorreva verso ovest-nordovest, non seguendo la naturale pendenza a nord-nordest del terreno; poi non sembrava avere alcuna intenzione di an-
darsene nell’Aniene, come sarebbe stato suo preciso dovere; infine aveva degli argini assolutamente sproporzionati per come è l’idrografia locale.

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1La doppia ”erre non `e molto amata nel parlato romano.
Anche se si sa che ”tera”, ”bira” e ”guera” sono dei gravi
”erori”, si continua a dire così.

Figura 2: L’argine vegetato con canne prevalenti e qualche arbusto. L’altezza dell’argine, stimata data la difficoltà di eseguire misure, `e di circa 2,5 m. La direzione dell’argine `e N-NW.

Per chiarirmi un po' le idee, rientrato a casa, diedi una occhiata alla carta IGM alla scala 1:25.000 ed ebbi la piacevole sorpresa di scoprire che quello che avevo chiamato fiumiciattolo era il famosissimo Fosso dell'Acqua Mariana, un "oggetto" di cui, anche come geologo e come romano, avevo sentito parlare molto, ma che non avevo mai incontrato. Questo spiegava tutte le anomalie che avevo registrato, perché il Fosso dell'Acqua Mariana non è un corso d'acqua naturale, ma un canale artificiale.

La storia e l'importanza della Marana.

Sono molti gli Autori che hanno studiato il Fosso dell'Acqua Mariana che rappresenta, dopo secoli bui, una ripresa di Roma rispetto alla decadenza iniziata nel V-VI secolo con le invasioni barbariche e con la distruzione dell'Acquedotto Alessandrino operata nel 519 dai Visigoti di Vitige. Di fatto, dopo il 519, solo l'Acquedotto dell'Acqua Vergine, che correndo in sotterraneo non aveva subito danneggiamenti, alimentava Roma. La povertà d'acqua verificatasi nel periodo medievale portò Papa Callisto II, nel 1122, a realizzare un'opera idraulica che dal versante occidentale dei Colli Albani portasse acqua a Roma, per fornire energia ai numerosi mulini del settore sudest di Roma e della Campagna Romana e per irrigare gli orti della Basilica di San Giovanni in Laterano.

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Figura 3: I tracciati nelle tre fasi, come riportate da G. Capelli (2015). Nella stessa figura sono riportati i particolari: a) posizione della derivazione del Fosso dell’Acqua Mariana a Centroni; b) immagine di dettaglio delle opere di presa; c) particolare della Passeggiata Archeologica nel 1914, con il Fosso dell’Acqua Mariana prima di entrare nel collettore; d) lo sbocco del Fosso nel Tevere, a fianco della Cloaca Massima.

Per questo progetto fu scelto il fosso della Acqua Crabra che nasce da alcune sorgenti poste in località Squarciarelli. L'evoluzione storica del Fosso dell'Acqua Mariana è suddivisa da G. Capelli in tre fasi distinte riportate nella Figura 3 (G. Capelli. "La Marrana dell'Acqua Mariana. Un corso d'acqua al servizio dei Papi". Acque Sotterranee - 2015). La prima fase, fino al 1122, corrisponde al corso naturale del fosso che, dopo l'uscita dal tratto collinare prosegue verso nord ed assume successivamente i nomi di: Fosso dell'Incastro, Fosso Giardino, Fosso Tor Tre Teste, Fosso di Tor Sapienza, fino a sfociare nell'Aniene. La seconda fase, dal 1122 al 1957, è quella della realizzazione del Fosso dell'Acqua Mariana e la sua gestione, fino a quando la crescita urbana pose problemi di convivenza con la Marana. Per la captazione delle acque da immettere nel fosso, fu realizzata un'opera di presa con una diga in muratura in località Villa di Centroni (vedi Fig. 4). L'acqua prelevata veniva immessa in un condotto sotterraneo, già parte dell'antico Acquedotto Claudio. Dopo un percorso sotterraneo di circa un chilometro, il canale ritornava a scorrere a cielo aperto, in un punto individuabile a sud di Casale Pedica di Gregna. Il fosso proseguiva poi verso l'attuale Casale Sant'Andrea e continuava quindi verso la attuale località Maranella e Scuderie Vecchie; attraversava quindi via di Capannelle e seguiva il tracciato dell'Acquedotto Claudio, anche utilizzando le antiche strade in basolato che correvano in prossimità dell'acquedotto. Raggiungeva quindi Roma Vecchia, dove formava un laghetto.

Figura 4: L’opera di presa dell’Acqua Mariana: la Marrana prima di entrare nella condotta dell’acquedotto Claudio, nei pressi di Centroni (foto di John H. Parker - 1864. Da info.roma.it)

Riprendeva quindi il percorso accanto alla Tuscolana, in direzione di Porta Furba, passando in prossimità di Tor Fiscale e della Torre del Quadraro. Raggiunta Porta Furba, la superava scorrendo a fianco della via Tuscolana in un canale su cui era posto un ponticello (Figura 5). Superata Porta Furba, proseguiva in direzione di via del Mandrione, fino ad incontrare l'attuale via della Marrana, che seguiva fino a raggiungere di nuovo via Tuscolana e quindi Porta Asinara (Porta San Giovanni non esisteva ancora). All'altezza di Porta Asinara formava un laghetto e dava forza motrice a due mulini. Qui veniva anche utilizzata per irrigare gli orti della Basilica di San Giovanni. Da Porta Asinara si dirigeva quindi, seguendo l'attuale via Sannio, a Porta Metronia, che superava con un breve canale coperto, chiuso all'imboccatura con una grata (detta: Ferratella, da cui probabilmente ha preso il nome la strada adiacente a Porta Metronia)

. Entrata in Roma, la Marrana scendeva verso la attuale Passeggiata Archeologica, dove alimentava il Mulino Mattei; continuava scorrendo a lato del Circo Massimo e quindi, dopo aver alimentato un ultimo mulino, sfociava nel Tevere, a fianco della Cloaca Massima.

Figura 5: Il Fosso dell’Acqua Mariana al passaggio di Porta Furba, con ponticello e pescatore

La gestione del canale ed i relativi diritti spettavano alla Basilica di San Giovanni in Laterano, che fu sempre geloso custode di questo privilegio. Comunque l'opera risultava importante per la vita e l'economia della Roma dell'epoca. Costante fu l'impegno da parte del clero e del Papa nel trovare sempre nuove fonti di alimentazione idrica della marrana per incrementarne la portata e, nel 1856, Papa Pio IX concesse che venisse immessa nel canale l'acqua scaturita dallo scavo della galleria ferroviaria di Ciampino, sulla linea Roma - Frascati. La terza fase inizia nel 1957, quando la crescita del quartiere Appio-Latino richiese la deviazione del Fosso dell'Acqua Mariana verso l'Almone. Ciò anche perché, con l'avvento dell'Energia elettrica, la richiesta di forza motrice idraulica per i mulini scese rapidamente (e gli orti della Basilica di San Giovanni si andavano rapidamente riducendo). Nel 1957, mediante una chiusa realizzata poco a valle di Roma Vecchia, all'altezza della attuale chiesa di San Policarpo, la Marrana della'Acqua Mariana venne definitivamente deviata verso l'Almone, con cui, ancora oggi, scorrendo in sotterraneo, raggiunge il Tevere. La costante espansione di Roma e dei suoi quartieri a sudest ha portato ancora di recente (fine secolo scorso - inizio anni 2000?) a modificare fortemente la Marrana. In questo periodo presumibilmente è stato "intubato" il tratto che va da Casale Sant'Andrea (via Lucrezia Romana) fino ad oltre il Grande Raccordo Anulare. Il Fosso dell'Acqua Mariana riveste una grande importanza, non solo storica, ma anche legata al paesaggio della Campagna Romana, alla sua attività ed alla sua evoluzione; molti toponimi della Campagna Romana attraversata dalla Marrana, fanno riferimento a questa o a sue caratteristiche locali. Il Fosso e la sua realizzazione rappresentano inoltre un momento di rinascita per Roma: nella città famosa per gli acquedotti, rappresenta la prima vera opera idraulica di un certo impegno, dopo la caduta dell'Impero Romano e dopo secoli di decadenza civile, politica e tecnologico-ingegneristica.

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Il nuovo ruolo ed una proposta di parco

Ad oggi, restano alcuni tratti ancora "funzionanti" del Fosso dell'Acqua Mariana e sono tutti nel 7° Municipio. Molti di questi segmenti fluviali sono all'interno del Parco degli Acquedotti e sono in buone condizioni di salvaguardia. A noi interessano soprattutto le parti ancora visibili della Marrana, cioè non intubate in collettori, e che non risultano valorizzate nelle loro potenzialità paesaggistiche, storiche, ecologiche e di integrazione città-campagna. In particolare, al momento, il tratto di maggiore interesse è quello che si snoda tra Gregna, Morena e Centroni, anche se il pensiero si ricollega all'intero percorso, soprattutto quello già presente nel Parco degli Acquedotti con cui il segmento Gregna-Centroni-Morena deve essere considerato in continuità. Il Fosso dell'Acqua Mariana è stato un elemento importante per la Campagna Romana a sudest di Roma, ma oggi il ruolo per cui era stato realizzato ha perso importanza e il Fosso rischia di essere dimenticato e disperso. Occorre dare alla Marrana un nuovo ruolo nei confronti delle periferie che attraversa, in nome di quella Campagna Romana (o Agro Romano) che ha contribuito a modellare. Esso oggi può offrire ancora, nei tratti ancora visibili, «...un valore ambientale... attraverso l'ecosistema ripariale ed il paesaggio di fondovalle». Questo può rivestire un valore enorme per le periferie romane interessate da questo corso d'acqua, soprattutto se inserito in un contesto legato alle parti di Campagna Romana ancora esistenti e produttive. Proprio perché il Fosso dell'Acqua Mariana è importante e significativo per la storia ed il paesaggio della Campagna Romana, da questo si può partire per la costruzione di un "Parco della Campagna Romana", che integri la volorizzazione degli elementi storici e del paesaggio con lo sviluppo - sviluppo e non una semplice conservazione - delle attività agricole e con il benessere della popolazione.

Figura 6: La Campagna Romana tra Gregna e Morena

La proposta è quella di creare una "Passeggiata Ripariale" lungo il corso della Marrana e l'argine destro (quello verso Gregna Sant'Andrea, visibile nella Foto 1). La passeggiata, che potrebbe comprendere una pista pedonale e ciclabile, potrà svilupparsi ai piedi dell'argine, comprendendo una fascia di terreno larga una decina di metri, lasciando la parte oltre tale fascia coltivata secondo gli interessi della tenuta agricola. In alternativa e prevedendo una completa sistemazione del corso d'acqua, la pista pedonale e ciclabile potrà svilupparsi direttamente sull'argine destro, diminuendo la ampiezza della fascia ai piedi dell'argine, oltre la quale continuare la coltivazione agraria. La fascia ai piedi dell'argine, sebbene ristretta, permetterà comunque di mettere a dimora alberi per fornire ombra, panchine per riposare ed una bassa siepe "respingente", per separare la parte coltivata. Questo primo Parco dell'Acqua Mariana potrà successivamente estendersi verso sudest, nei seminativi a fianco della via Anagnina, restando nel 7° Municipio. In alternativa, e come naturale completamento del percorso del Fosso dell'Acqua Mariana, potrà sconfinare nel territorio del Comune di Grottaferrata, ovviamente sulla base di accordi con quest'ultimo comune, seguendo il corso del fosso stesso, entrando nel vallone boscato sotto Grottaferrata ed eventualmente raggiungendo le sorgenti in località Squarciarelli.

Verso un Parco Agricolo della Campagna Romana

Al fine di migliorare l'integrazione tra periferia urbana e residui della Campagna Romana, salvaguardando al massimo questi ultimi e le attività agricole che ancora sostengono, è piacevole immaginare che, in tempi successivi, il Parco dell'Acqua Mariana, sempre partendo da Gregna, possa estendersi verso nord, incorporando il seminativo ad est del quartiere La Romanina, dove è stato segnalato un bell'esemplare di pioppo grigio da parte del Comitato di Quartiere La Romanina. Potrà ancora, laddove le condizioni siano favorevoli, espandersi ulteriormente verso nord, seguendo i seminativi e le coltivazioni agrarie ancora esistenti, in quei lembi che sono la testimonianza della Campagna Romana, fino a raggiungere l'Aniene o, superando i confini del IV Municipio, la Riserva Naturale della Marcigliana. Ciò sarebbe la realizzazione di un Parco Agricolo della Campagna Romana in cui le attività agricole, il paesaggio e le testimonianze storiche sarebbero le protagoniste. Per questo gli eventuali futuri organi dirigenti del Parco dovranno prevedere gli incentivi, le agevolazioni e la promozione dei prodotti agricoli del Parco Agricolo, oltre ad attività conviventi ed integrative di quella agricola.

di C. Tersigni