Tor tre Teste: Azione incontra il Comitato di Quartiere
Come Azione Roma Est continuiamo il nostro lavoro di ascolto e confronto nei quartieri, convinti che le migliori soluzioni nascano dal dialogo diretto con i cittadini.
Oggi incontro a Tor Tre Teste una rappresentanza del Comitato di quartiere e il Presidente Claudio Pedi.
La zona prende il nome da un bassorilievo in travertino raffigurante tre teste, di cui una femminile velata, posto sulla facciata della chiesa di Sant’Anna a Tor Tre Teste, circa al 9° chilometro della via Prenestina. Un dettaglio storico e identitario che ricorda quanto questo quartiere abbia radici profonde e un patrimonio da tutelare, non solo dal punto di vista urbanistico ma anche sociale e culturale.
Un Quartiere che, anche se sorge nel cuore pulsante del municipio V, ha alcune difficoltà tra cui mobilità e alta insicurezza, degrado urbano e problemi sociali. I residenti segnalano violenze, scippi, spaccio di droga e atti vandalici. L'area soffre per occupazioni abusive, come l'ex INPS, e aree abbandonate (anfiteatro, "ecomostro"), generando un clima di tensione tra degrado e tentativi di riscatto.
Un territorio con uno splendito Parco che circonta tutto l'insediamento urbano con zone sportive attrezzate ed un anfiteatro abbandonano che inizia ad avere segni di degrado.
Nella giornata di oggi, in qualità di responsabile di Azione Roma Est, ho incontrato diversi residenti del Comitato di Quartiere e il loro Presidente anche responsabile del Comitato Inquilini Ermoli 18 Claudio Pedi di Tor Tre Teste che hanno voluto condividere criticità e preoccupazioni legate al territorio. Tra i temi più sentiti emerge quello relativo alla possibile realizzazione di un nuovo edificio – definito da molti cittadini come un vero e proprio “ecomostro” – che dovrebbe sorgere a seguito della demolizione di una struttura esistente.
Secondo quanto riportato dal Presidente, l’attuale edificio viene considerato affetto da problemi di stabilità, ma allo stesso tempo risulta tuttora utilizzato dal Municipio, anche come sede operativa durante le consultazioni elettorali. Questo elemento solleva interrogativi legittimi sulla reale necessità di procedere con la demolizione.
È stato inoltre evidenziato come la normativa vigente – in particolare l’ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 3274/2003 e le Norme Tecniche per le Costruzioni del 2018 – preveda l’obbligo di adeguamento sismico solo in specifiche circostanze, quali sopraelevazioni, ristrutturazioni rilevanti, ampliamenti o cambi di destinazione d’uso. Da qui la posizione di molti residenti: la demolizione non sarebbe inevitabile e si potrebbe invece intervenire con un progetto di riqualificazione della struttura esistente, che non risulterebbe pericolante.
In questo contesto si inserisce l’iniziativa del Comitato cittadino, che ha avviato una raccolta firme sotto forma di petizione, nel rispetto del regolamento comunale. L’obiettivo è quello di promuovere una Conferenza di Progetto aperta alla partecipazione dei cittadini firmatari, durante la quale potranno essere presentate proposte alternative all’attuale piano che prevede la costruzione di un edificio di 5-6 piani.
Il percorso immaginato è chiaro: individuare, attraverso un processo partecipativo, un progetto condiviso che escluda la demolizione e che garantisca una destinazione di pubblica utilità per l’immobile. Tale proposta verrebbe poi formalmente depositata, insieme alla petizione, all’attenzione del Sindaco. Le possibili fonti di finanziamento – è stato sottolineato – non mancano: fondi per le periferie, risorse europee e forme di cofinanziamento tra istituzioni.
Ne prossimi giorni ci sarà una iniziativa, coordinata dal Presidente Claudio Pedi, dove si illustrerà un progetto realizzato da giovani e da residenti per la presentazione di un piano alternativo.
Con Claudio Pedi, abbiamo abbiamo parlato del Comitato Inquilini Ermoili 18, impegnati in una vertenza complessa che riguarda la vendita degli immobili di proprietà della Fondazione ENPAIA. Il Comitato ha presentato ricorso al TAR contestando una procedura che, a loro avviso, favorirebbe esclusivamente una cooperativa senza tenere adeguatamente conto delle diverse condizioni sociali degli attuali inquilini.
È importante sottolineare che il Comitato non si oppone alla vendita in sé, ma chiede che il processo sia equo, trasparente e inclusivo. Il ricorso rappresenta, nelle loro intenzioni, uno strumento per riaprire il confronto e portare all’attenzione dell’Ente proposte costruttive che finora non hanno trovato ascolto.
Come Azione Roma Est riteniamo fondamentale sostenere questi percorsi di partecipazione e confronto. Le istituzioni devono essere in grado di ascoltare i territori, valorizzare le competenze diffuse e costruire soluzioni che tengano insieme sviluppo urbano, sostenibilità e giustizia sociale.
Continueremo a essere presenti, ad ascoltare e a portare queste istanze nei luoghi decisionali, affinché nessuna voce resti inascoltata.
di Antonello CHIAPPETTA